Animazione

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Animazione Socioculturale

"Animare non è un gesto particolare ma un modo, una qualità specifica che può essere presente in molte azioni umane. Animare è un modo più che una cosa o un contenuto" (Pollo, 2002, 22)

L'animazione socio-culturale può essere definita come un'azione sociale di promozione umana e di coscientizzazione personale e comunitaria.

L'animazione socio-culturale (a. s.) privilegia l'intervento nel territorio, al fine di favorire i processi di crescita della capacità dei gruppi di partecipare alla realtà sociale e politica in cui vivono, e di gestirla. Questo filone è rappresentato, sia storicamente che attualmente, dalla rivista «Animazione Sociale» fondata da G. A. Ellena nel 1971 ed ora affidata alla gestione del Gruppo Abele di Torino. Essa, pur privilegiando il territorio, non scorda le altre dimensioni dell'animazione, con un'accentuazione particolare per:

1. La dimensione educativa

Le funzioni dell'a. s., finalizzata al cambiamento attraverso la partecipazione, sono essenzialmente due:

a) la presa di coscienza, che riguarda realtà quali le potenzialità inespresse, rimosse o represse delle persone singole, dei gruppi e delle comunità; i dinamismi interni del nostro «agire»; le mentalità diffuse, sommerse, latenti; le situazioni problematiche; il divario ricorrente tra «reale» ed «ideale». Tutto ciò al fine di creare una nuova cultura nel rapporto pubblico-privato, professionale-volontario; nel relazionarsi e collaborare con persone e con gruppi di diversa estrazione, formazione, ispirazione, ma operanti su obiettivi comuni; nella concezione del tempo libero, con finalità non solo ludiche ma anche di impegno sociale;

b) il potenziamento del tessuto connettivo sociale, che si attua con iniziative di socializzazione, gruppi e lavoro di gruppo, scambi sociali e culturali, stimolando la «gente» a risolvere in proprio i problemi quotidiani, a superare le diffidenze verso il pubblico, a sostenere dall'esterno le comunità di accoglienza, ad essere presenti nelle situazioni di emergenza; con la valorizzazione dei giovani come protagonisti della propria «condizione giovanile», dell'interazione scuola-associazione-territorio in ordine ad un uso alternativo, ossia impegnato, del tempo libero; favorendo, soprattutto nei giovani, la riacquisizione personale ed in gruppo del senso di identità, del gusto del vivere, del senso di appartenenza, attraverso l'esercizio della collaborazione, della cooperazione e del lavoro.

2. La formazione degli animatori

La dimensione educativa dell'a. s. nei termini indicati appare ancora più evidente se verifichiamo i punti di riferimento di una linea formativa che consenta il passaggio dalla realtà concreta e feriale dell'a. al suo profilo ideale attraverso la «formazione degli animatori». Di essa sono punti di riferimento valori come la centralità delle persone umane concrete, il rispetto e la promozione della libertà delle coscienze, la solidarietà, la ricerca della buona qualità della vita, il pluralismo sociale quale garanzia di libertà per persone, gruppi, comunità, il lavoro, la pace e lo sviluppo, il rispetto e la difesa dell'equilibrio ecologico, una cultura ed un'educazione critica ed aperta. Il senso e il gusto della libertà delle persone, dei gruppi e delle comunità costituiscono il fine e l'atteggiamento fondamentale dell'animatore. Sapersi determinare, decidere insieme, innovare ne sembrano le espressioni personali più cospicue. Più specificamente fanno parte della competenza umana e professionale dell'animatore la lealtà, la responsabilità, il rispetto e la fedeltà; la coscienza della complessità ed organicità del reale, ma anche l'acuto senso per il locale, il particolare, il personale, per le dinamiche di gruppo o per i comportamenti collettivi; il senso della storicità e insieme delle urgenze e priorità che si impongono; la capacità del dialogo e del confronto; la semplicità degli stili di vita; il senso della provvisorietà; il distacco, la flessibilità e il coraggio di agire anche rischiando e pagando di persona. Pertanto sembra collegabile con l'animatore un modello di personalità interiormente unificata, aperta all'universalità dei valori, capace di infondere speranza e di far maturare prospettive aiutando a leggere la realtà e a cogliere possibilità di azione a prima vista «inedite».

3. La prospettiva culturale

Alla base di questo modo di intendere l'a. e l'animatore sta una concezione ampia di cultura che tiene conto sia della cultura alta che di quella popolare. Un concetto di cultura intesa come pratica sociale, come processo globale, come memoria collettiva di popolo, nelle sue molteplici differenziazioni interne.

Una cultura attenta alle pratiche sociali legate al cinema, alla televisione, alla radio, alla stampa, allo sport, alla musica, alle mode, ecc.; ad una cultura sensibile agli interrogativi che si vivono nelle concrete situazioni di vita e nei diversi contesti geo-sociali. Una cultura-educazione allargata alla strada (animazione di strada), al quartiere, alla città; per ripartire da quello che i ragazzi e le ragazze, le persone adulte e gli anziani hanno da dire sia pure nei loro specifici linguaggi, nelle loro conversazioni quotidiane segnate dalla  comunicazione di massa, ma anche nelle loro svariate espressioni di bisogni, memorie, desideri, aspirazioni effimere e profonde.


(da Ellena - Vettorato, "Animazione socio-culturale" in Malizia - Nanni - Prellezo, Dizionario di Scienze dell'Educazione, Roma, LAS 2008, ad vocem)

 

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Ultimo aggiornamento: 15-01-13