Proposte di ricerca dei gruppi di allievi 
del macro-gruppo DISAGIO-RISCHIO (2016)

 

 1) DISAGIO

 

Incontri: giovedì dalle 10,40 alle 12,00 ...

 

Componenti e testi scelti:

libri : gioventù negata, emarginazione e associazionismo, disagio e politiche giovanili e i nuovi modi del disagio.

 

 

SCHEMA DI LAVORO

1 Introduzione
    ● concettualizzazione del termine DISAGIO
    ● origine storica
    ● distinzione tra disagio­ devianza­ emarginazione

2 Forme del disagio
    ● ambiti e luoghi del disagio

3 Processi di entrata del disagio
    ● disagio conclamato
    ● disagio nascosto


4 Processi di uscita

5 Caratteristiche della condizione giovanile in Italia

6 Evoluzione dei metodi e modelli di ricerca
    ● opzioni metodologiche e tappe del lavoro

7 Metodologie del lavoro


 

 

2) RISCHIO

 

 Componenti e testi scelti: (già dato a Federica i testi da leggere)

 

Rita Anastasio: "Il rischio di essere giovani" da pag. 29 a pag. 51

                            "Sociologia del rischio" da pag. 42 a pag. 61

 

Giulia Villanucci: "Sociologia del rischio" da pag. 98 ( i paragrafi 5 e 7)

                               " Behavioral expressions and biosocial bases of sensation seeking" da pag. 1 a pag. 29

                                                                                                                                                        da pag. 124 a pag. 155

 

Priscilla Salvitti: "Il rischio di essere giovani" da pag. 53 a pag. 79

                             " Giovani e città, percorsi giovanili a rischio" da pag. 422 a pag. 474 (Secondo Volume)

 

Federica Marassi: "Sociologia del rischio" da pag. 9 a pag. 61 ( i paragrafi 1 e 2)

                                 "Il rischio di essere giovani" da pag. 81 a pag. 102

 

 

SCHEMA DI LAVORO

·       Rischio: Situazione in cui vengono frustrate o negate le opportunità di soddisfazione dei bisogni fondamentali / serie di affinità (autorealizzazione e partecipazione).

·       Quattro scale di elaborazione che riguardano aree differenti.

·       Disgregazione territorio: fattori di rischio (emarginazione e frammentazione).

·       Tipologie di rischio: Devianza, Fisico, Consumistico, Formativo.  (Quali altre tipologie di rischio potrebbero essere formulate oggi?)

 

1. Concetto di rischio e processi ad esso correlati

Il rischio, oggigiorno, è un concetto che riveste un ruolo centrale all’interno del nostro assetto sociale, in

quanto concetto strettamente correlato alle innumerevoli forme di disagio presenti nello stesso, con il

quale si fa riferimento a quelle situazioni in cui vengono frustrate o negate le opportunità di soddisfazione

dei bisogni fondamentali, bisogni che possono scaturire da un’esigenza di ordine biologico – fisico –

psichico o da un’esigenza di ordine esplorativo/creativo legata alle relazioni sociali. Tale concetto inteso

anche come una serie di affinità, è legato a quelli che sono i processi di autorealizzazione e

partecipazione, che ne determinano il livello o grado, e ai processi di emarginazione e frammentazione,

che ne costituiscono i fattori scatenanti e che testimoniano quello che è il fenomeno della disgregazione

territoriale.    

      2. Le varie tipologie di rischio

Sulla base delle quattro scale di elaborazione del rischio, si possono delineare quelle che sono le quattro

tipologie fondamentali dello stesso, ognuna delle quali riguarda un’area specifica: il rischio di devianza,

con il quale si intendono quegli atti o comportamenti che si scostano o vìolano le norme, le aspettative e

le credenze all’interno di una collettività e che scaturiscono da una sensazione di abbandono e da un

super-controllo, che a loro volta conducono il soggetto deviante ad interiorizzare lo stigma provando un

senso di irrequietezza e di sfiducia in sé stesso (personalità poco adattata all’ambiente e con poca

autostima); il rischio fisico, che fa riferimento a quei comportamenti considerati come dannosi per la

salute del soggetto, intesa come condizione ottimale per un armonico sviluppo della personalità; il

rischio consumistico, con il quale si intende la tendenza a vivere il tempo libero come un qualcosa di

lontano dal tempo del vissuto quotidiano (o occupato), che porta alla creazione di situazioni di

divertimento e relax che conducono il giovane a reintegrarsi e ad omologarsi alla società dei consumi

(mancanza di una progettualità creativa e promozionale); infine vi è il rischio formativo, con il quale si

fa riferimento alla discrepanza che vi è a livello valoriale tra giovani e adulti nonché al problematico

rapporto che vi è tra i giovani e le agenzie formative, caratterizzato da un senso di incertezza, sfiducia e

incoerenza di orientamenti.       

 

                  Fonte: Giovani e Città, Percorsi Giovanili a Rischio da pag. 422 a pag. 474

 

·       Il caso particolare delle alte tecnologie.

 Il rifiuto delle nuove tecnologie oggi nasce soprattutto in riferimento ai rischi che bisogna correre quando si introducono tecnologie nuove;

PRO: isolamento più o meno riuscito delle relazioni causali, con la conseguenza che i processi diventano controllabili, le risorse pianificabili, gli errori riconoscibili e imputabili;

CONTRO: l’impiego massiccio di tecniche sempre nuove non permette di testarle sufficientemente relativamente alle interferenze di causalità esistenti o introdotte di recente.

 

Fonte: Sociologia del rischio, pp. 98-164.

  

·       Behavioral expressions and biosocial bases of sensation seeking.

Zuckerman (early 60’s)
- The factors discovered through factor analyses of terms were not modality specific but described different ways of seeking sensation and arousal through social interactions, or through risky sports and activities.
- Factors: Costitutional factor, age, learning experiences, recent levels of stimulation, task demands, diurnal cycles.
- “Sensation seeking is a trait defined by the need for varied, novel and complex sensations and experiences and willingness to take physical and social risks for the sake of such experience”
- Risk taking is part of the definition of sensation seeking. However, the last phrase of the definition implies that the risk itself is not an essential motivation for the behavior.
- Experienced sensation seekers engage in mush behavior that is not risky at all. But in those situations that do entail risk, high sensation seekers find the sensations or the experiences worth the risk, while low sensation seekers don’t.

     Trad.:  Zuckerman (inizio anni 60)

          - I fattori scoperti attraverso l’analisi dei termini non sono specifici nella modalità, ma sono descritti in diversi modi della sensation seeking e arousal attraverso le interazioni sociali o attività e sport rischiosi.

          - Fattori: fattore costituzionale, età, acquisizione di conoscenze attraverso l’esperienza, recenti livelli di stimolo, richieste di compiti, cicli diurni.

- ”La sensation seeking è un tratto definito dalla necessità dell’individuo di provare sensazioni ed esperienze diverse, nuove e complesse e la volontà di assumersi rischi fisici e sociali per il gusto dell’esperienza stessa”.

- Il “Risk taking” è parte della definizione della “sensation seeking”, anche se l’ultima frase della definizione implica che il rischio stesso non è una motivazione essenziale per tale comportamento.

- Molti esperti della “sensation seeking” non si impegnano in comportamenti rischiosi; tuttavia, in tutte le situazoni in cui vi è del rischio coinvolto, gli “high sensation seekers” trovano che il rischio valga la pena per provare quell’esperienza/emozione, mentre i “low sensation seekers” non la pensano allo stesso modo.

 

            Fonte: Zuckerman, Behavioral expressions and biosocial bases of sensation seeking.

 

 


3) Le teorie generali sul disagio e rischio: il modello comunicativo sistemico
 

 Componenti e testi scelti:

Clara Puglisi: CALIMAN Geraldo, Normalità devianza lavoro. Giovani a Belo Horizonte, Roma, LAS, 1997 (vedere se trovi altri dati sulla condizione giovanile in Brasile oggi, oppure comparare la ricerca di Caliman con altre fatte in paesi in via di sviluppo, come il tuo o altri)

Ileana Di Angelo: COLECCHIA Nicola, La prevenzione mirata: dagli indicatori di rischio ai fattori di protezione del Sé, in ID. (a cura di), "Adolescenti e prevenzione. Disagio, marginalità, devianza", Roma, Il Pensiero Scientifico, 1995, pp. 1 - 43

Ettore De Rossi: DIPARTIMENTO GIUSTIZIA MINORILE (a cura di), I gruppi di adolescenti devianti. Un' indagine sui fenomeni di devianza minorile di gruppo in Italia, Milano, Angeli, 2001. (Ci sono dati piu recenti prodotti dal Dipartimento di Giustizia minorile, cfr. Maria Stefania TOTARO - Tiziana PAGLIAROLI - Isabella MASTROPASQUA, 1° Rapporto sulla devianza minorile in Italia. I numeri pensati, Gangemi Editore, Roma, 2008; poi ne sono usciti altri curati da I. Mastropasqua e alcuni altri degli autori citati: vedi di aggiornare i dati sui minori devianti)

Lorenzo Arbib: DE LEO Gaetano, La devianza minorile: metodi tradizionali e nuovi modelli di trattamento, Roma, NIS, 1990.

Giulia Clementi: DE LEO Gaetano - Patrizia PATRIZI, Psicologia della devianza, Roma, Carocci editore, 2002; DE LEO Gaetano, Per comprendere la delinquenza giovanile: la condizione del giovane nel disagio "conclamato", in LABOS, "La gioventù negata. Osservatorio sul disagio giovanile", Roma, Edizioni T.E.R., 1994, pp. 249-273.

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    SCHEMA GENERALE DEL LAVORO

 
  1. Introduzione sulla condizione  giovanile

  2. Prevenzione vs. recupero

  3. Approccio globale vs. approccio specifico

  4. Fattori di rischio e fattori protettivi: diversi modelli interpretativi (Nicola Colecchia)

  5. Vari contributi alla spiegazione della devianza

  6. Un punto di partenza per il modello di De Leo: la proposta di Caliman

  7. Il modello comunicativo sistemico

  8. Azione espressiva (vs. azione strumentale): definizione e caratteristiche

  9. Un caso specifico